di Paolo Marelli
«Giù le mani dal monte Cornizzolo. Giù le mani dalla basilica millenaria». Un solo coro per mille voci. Tante quante le persone che ieri si sono strette in una catena umana, quella che si è eretta a muraglia per difendere la vetta della montagna tra Como e Lecco e il gioiello storico-artistico di San Pietro al Monte dai tentacoli della Holcim, la multinazionale svizzera del cemento che, con i suoi moderni «draghi» a motore, vuole divorare una fetta del Cornizzolo, per cavare tonnellate di calcare per l'impianto produttivo brianzolo di Merone.
Se la gigantesca cava dovesse cominciare a tritare la roccia dal monte alto 1.240 metri, «in pericolo - dice Serafino Castagna, responsabile dell'associazione Amici di San Pietro, che tutelano il complesso medievale - ci sarebbe non solo la sopravvivenza di un balcone naturale sul lago di Como e sulla Brianza, ma anche un tesoro di architettura e affreschi della Lombardia, che affonda le sue radici nel basso medioevo».
Dopo mesi di fuoco di sbarramento, con incontri e sirene d'allarme, la crociata per respingere l'assalto della Holcim ha toccato il culmine con la giornata di protesta del «Cornizzolo Day». Una domenica di sole e contestazione sulle pendici tra pranzo al sacco, musica e giochi. C'erano famiglie, giovani e meno giovani, amministratori locali e ambientalisti. Tutti paladini per un giorno contro le brame della multinazionale elvetica, che ha già avanzato una richiesta per aprire una cava, oltre i 900 metri di altezza. Alla testa della crociata per salvare il Cornizzolo e il complesso dell'ex abbazia benedettina ci sono sette piccoli comuni - Canzo, Cesana Brianza, Civate, Eupilio, Pusiano, Suello e Valmadrera - che si estendono ai piedi di questa montagna aspra, ripida e affascinante; paradiso degli scalatori, degli appassionati di parapendio, degli amanti dell'arte e della storia.
Una montagna peraltro già ferita dalla Holcim, che su un versante, sopra le case di Eupilio e Cesana, ormai da cinquant'anni cava dalla miniera dell'Alpetto, la marna che rifornisce di materia prima, per mezzo di un groviglio di nastro trasportatori e teleferiche, i forni dello stabilimento di Merone. Ma i sindaci dei sette comuni spiegano che «si tratta di un polo estrattivo destinato a esaurirsi. Tanto che ha obbligato la multinazionale a setacciare il territorio per scovare una fonte alternativa. E una nuova vena calcarea l'hanno trovato su un'altra parete del Cornizzolo. Ma faremo di tutto per scongiurare un'altra mutilazione di questa montagna».
Nei piani della Holcim l'attività estrattiva della nuova cava dovrebbe durare vent'anni. E se Provincia di Lecco e Regione, a cui toccherà l'ultima parola, dovessero decidere per un no all'apertura, il colosso del cemento minaccia pesanti tagli fra i 270 lavoratori dello stabilimento di Merone. Un braccio di ferro che scatena paura e rabbia. Da tutti, sindaci e semplici cittadini, si alza una sola voce: «Una cava quassù è una follia, uno sconvolgimento per il paesaggio e una minaccia per la stabilità della basilica».
Perché, argomenta Castagna, «l'attività estrattiva vorrebbe dire un'esplosione di dinamite al giorno, con la terra a tremare e nubi di polvere nell'aria a due passi da un complesso millenario». E un solo coro echeggia fino a valle: «Giù le mani dal monte Cornizzolo, giù le mani dalla basilica millenaria».
Il lago di Lecco visto dalla basilica di San Pietro al Monte di Civate.

0 commenti:
Posta un commento