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domenica 3 ottobre 2010

Una macchia nera sui dipinti di Lascaux

di Viviano Domenici

I dipinti preistorici della grotta di Lascaux, in Dordogna (Francia), antichi di 17.000 anni, stanno male e non si trova la cura per debellare la lebbra che li sta deturpando. Il male comparve la prima volta cinquant'anni fa e periodicamente torna a insidiare, sia pure in forme diverse, le 900 figure di questo straordinario bestiario dell'uomo paleolitico. Stavolta sono macchie nerastre a crescere sul muso della «grande vacca», tra le corna delle renne, sulle zampe dei cavallini neri, e finora tutti i tentativi di annientare quell'impasto micidiale di microscopici funghi, muffe e calcite non sono stati risolutivi.
L'allarme è stato rilanciato nei giorni scorsi, in occasione della visita del presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy e di sua moglie Carla Bruni, che sono entrati nella grotta indossando tute bianche sterili. Così la notizia del cattivo stato di salute di Lascaux ha fatto il giro del mondo, insieme all'eco delle polemiche suscitate dall'iniziativa del Comitato internazionale per la Conservazione di Lascaux che ha chiesto all'Unesco di iscrivere la grotta nella lista dei beni patrimonio dell'Umanità a rischio di distruzione. Una richiesta eclatante che di fatto mette sotto accusa l'attuale Commissione ministeriale da cui dipende la conservazione dei dipinti.
Principale imputato è il particolare sistema di condizionamento dell'aria, fatto installare dall'attuale Commissione, che avrebbe innescato lo sviluppo incontrollato di funghi (Fusarium solani), muffe e batteri contro i quali sono state impiegate massicce dosi di antibiotici e antifungini, applicati sotto forma di impacchi, che non hanno dato i risultati sperati.
Anzi, secondo i critici alcuni interventi - come quello di spargere quattro tonnellate di calce viva nella cavità per combattere i batteri introdotti dagli stessi tecnici addetti alle operazioni di disinfestazione - hanno creato più problemi che altro.
Il Comitato internazionale ha anche denunciato il rifiuto della Commissione ministeriale di mettere a disposizione degli scienziati di tutto il mondo la «cartella clinica» semestrale dei dati rilevati dalla rete di sensori presente nella grotta.
Di fronte alle pesanti critiche, la conservatrice di Lascaux, Muriel Mauriac, ha replicato affermando che lo stato di salute e i livelli di contaminazione della grotta sono stabili e tra pochi giorni saranno disponibili gli studi sul metabolismo del fungo aggressore. Insomma, due verità contrapposte. Forse sapremo qualcosa di più in occasione della conferenza stampa annunciata per la metà di ottobre. E'evidente, però, che la prima minaccia ai celebri dipinti di Lascaux viene dalla presenza dell'uomo che altera il microclima nell'ipogeo; tutti gli altri problemi sono solo conseguenti.

da: Corriere della Sera, 28 settembre 2010, p. 32

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