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domenica 7 marzo 2010

Chiaravalle, il poema ritrovato

di Rossella Burattino

Le storie della Vergine ritornano alla luce. Non è frequente trovare un intero ciclo di affreschi dedicato alla morte di Maria, ma ne sono una testimonianza quelli dell'Abbazia di Chiaravalle, a dieci chilometri da Milano, da poco restaurati e riportati agli antichi splendori. Un lavoro lungo, iniziato nel 2002 sotto la direzione della Soprintendenza e con l'aiuto di finanziamenti statali e poi ripreso e ultimato tra il 2008 e il 2009 grazie al progetto Restituzioni della banca Intesa SanPaolo.
L'imponente ciclo pittorico del complesso monastico cistercense del XII-XIII secolo coinvolge l'intero spazio interno della Torre nolare o tiburio: la paternità dei dipinti è attribuita a pittori di scuola giottesca e risale agli anni Trenta, Quaranta del Trecento. I più noti rappresentano le storie della Madonna post Resurrectionem di Cristo: dipinte «a giornata», sono divise in annunciazione, corteo, funerale e glorificazione e tratte dalla «Legenda Aurea» scritta dal frate domenicano Jacopo da Varagine.
«Si tratta di due cicli che si susseguono per registri in verticale - spiega Sandrina Bandera, soprintendente per i Beni storici artistici ed etnoantropologici di Milano -. Quelli nei settori più alti sono anche i più antichi: sotto il cielo stellato della calotta della cupola, i quattro evangelisti, accompagnati da altrettanti profeti e dottori della Chiesa, annunciano la sequenza di santi e di beati connessi ai cistercensi (probabilmente una specie di genealogia dell'ordine monastico). E sono stati attribuiti a un artista lombardo del quarto decennio del secolo, il cosiddetto "Primo maestro di Chiaravalle"». Mentre, gli affreschi relativi alle storie della Vergine, sulle pareti immediatamente al di sotto del tamburo, «si distinguono per l'articolazione complessa, per la grandiosità, per la trasparenza e l'effetto sfumato dei toni cromatici - aggiunge Bandera - e sono opera di Stefano Fiorentino. L'artista, attivo con una bottega di pittori toscani dei quali rappresentava la personalità di maggior spicco, fu uno degli allievi più dotati di Giotto, seppure ancora quasi sconosciuto, padre di Giottino, altro grandissimo artista fiorentino. Stefano rappresenta la vena più gotica di questa tradizione pittorica, Vasari la descrive con parole di grande fascino e chiarezza come una "pittura dolcissima e tanto unita" per indicare l'attenzione alla rappresentazione della dolcezza dell'animo attraverso i volti e la capacità di fondere i colori». Le pagine che Giorgio Vasari dedica a Fiorentino nelle sue «Vite» gli riconoscono grande autorevolezza e citano anche il ciclo di Chiaravalle tra le sue opere fondamentali. «Sappiamo dalle fonti che Stefano si ammalò e abbandonò bruscamente i suoi lavori di Milano - continua la soprintendente -. Il ciclo di Chiaravalle mostra un repentino cambiamento e un passaggio del cantiere ai suoi allievi che seguirono in linea di massima il disegno che aveva impostato il maestro».
La raffinatezza dell'esecuzione, infatti, non è uguale in tutte le pareti: in quella est, la più sacra perché rivolta verso l'altare, spiccano il disegno e le tecniche di colorazione.
Il celeste e l'oro predominano e per dare un effetto tridimensionale, un rilievo materico, Fiorentino aveva aggiunto sull'intonaco bagnato un cuscinetto di stagno su cui poi dipingeva.
Il restauro degli affreschi giotteschi del tiburio, eseguito da Nicola Restauri di Aramengo (Asti), è stato preceduto e accompagnato da analisi e da indagini strumentali non distruttive, finalizzate allo studio delle fenomenologie di degrado, delle tecniche esecutive, dei materiali originali e di quelli utilizzati negli interventi precedenti. «Abbiamo iniziato - conclude Bandera - con la pulitura delle sbavature (si erano verificate a causa dell'acqua che entrava dalle finestre) e dello sporco grasso (dovuto all'inquinamento). Le stuccature sono state rifatte perché la loro cromia era ormai lontana da quella dell'affresco e abbiamo sottolineato la continuità della decorazione che corre lungo la tribuna e ruota sugli angoli. Infine, è stato progettato un oculo nella lanterna che si apre meccanicamente quando l'umidità all'interno supera il cinquanta per cento, così non si forma la muffa e gli affreschi respirano».
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Il restauro degli affreschi dell'abbazia di Chiaravalle rientra nel progetto Restituzioni, l'iniziativa promossa da Intesa Sanpaolo (giunta ormai alla quindicesima edizione) che si occupa del recupero di opere d'arte conservate in musei e chiese di tutta Italia e che a breve avrà un sito Internet tutto suo. Al restauro è stato anche dedicato il volume Un poema cistercense - Affreschi giotteschi a Chiaravalle Milanese (Electa, 304 pagine, 200 illustrazioni, 120 euro) che sarà nelle librerie a fine marzo

da: Corriere della Sera, 5 marzo 2010, p. 56.

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