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sabato 21 agosto 2010

L'aeroporto di Hitler diventa un parco giochi

Tempelhof «occupato» dai berlinesi
di Gabriela Jacomella
A vederlo dall'alto, anche solo in un volo virtuale su Google Maps, fa quasi impressione. Una sconfinata prateria nel cuore di Berlino, chiusa da un emiciclo grigio d'asfalto e, piccolissimi da quassù, gli hangar che nel '48 aprirono i cancelli a centinaia di Rosinenbomber, i C-47 americani - i «bombardieri dell'uva passa» - che diedero il via al più grande ponte aereo della storia. Uno spazio che, tra piste e prati circostanti, è più vasto di Tiergarten, «polmone verde» della capitale tedesca: 220 ettari contro 300.
Da tre mesi a questa parte Tempelhof, la «madre di tutti gli aeroporti» (così lo battezzò il papà della cupola del Reichstag, Sir Norman Foster), si è trasformato nel più grande parco giochi del mondo. Complice il sole che, a sprazzi, è tornato a splendere sulle rive della Sprea, il suo orizzonte è punteggiato dalle vele colorate dei windskaters - una sintesi tra rollerblades e windsurf - e dalle nuvole di fumo dei barbecue a base di wurstel. E ancora: jogging, sfide di calcetto, picnic sull'erba con vista torre di controllo.
È dal 30 ottobre 2008 - dopo anni di polemiche e proteste - che nessun velivolo decolla o atterra a Tempelhof. Nello stesso anno, il Senato berlinese decise di destinare 220 di quei 300 ettari alla realizzazione di un parco. Gli edifici disegnati dal nazista Ernst Sagebiel avrebbero dovuto ospitare un centro internazionale dell'«economia creativa». Infine, tre quartieri nuovi di zecca, 5 mila appartamenti e 10 mila posti di lavoro. Un piano subito arenatosi nelle pieghe della burocrazia, zavorrato dalla cappa della crisi.
Così, a maggio, il sindaco Klaus Wowereit dev'essersi stufato di quel soprannome - la «tomba milionaria» - appioppato a uno dei suoi progetti più ambiziosi. E ha spalancato ai berlinesi le porte del loro vecchio aeroporto. La risposta è stata sorprendente: «In soli tre mesi - scrive il Tagesspiegel - una maggioranza amante delle grigliate, della corsa, dei giri in bici o semplicemente bisognosa di calma e spazi aperti, lo ha conquistato in modo semplice, quasi ovvio». La parola d'ordine dell'estate 2010, a Berlino, è Tempelhof.
Il punto è che Tempelhof non è un parco. E chissà se mai lo diventerà. Le sue strutture hanno di recente ospitato l'esposizione di «moda urbana» Bread&Butter, tra made in Germany e firme internazionali; a settembre ci saranno i palchi della Berlin Music Week, e il futuro prevede la realizzazione dei padiglioni per l'IGA 2017, l'esposizione internazionale di giardinaggio (in tutti i casi l'affitto servirà a ripagare, in parte, i costi esorbitanti di mantenimento). E in mezzo? Un po'di tutto, dal tempio per i monaci shaolin al minigolf «d'artista», 18 buche che «interagiscono» con i giocatori.
No, non è un sogno di una notte di mezza estate: fa tutto parte del «pacchetto» per i tre «campi pionieri» proposti dai manager del Parco scientifico e tecnologico Adlershof, incaricati dal Senato di escogitare un utilizzo temporaneo per l'area. Tre i temi: «sport e cultura» (inclusa la religione, da cui i monaci), «i vicinati di Neukölln» (con scuole di giardinaggio e skate per i bimbi della zona), «il sapere produce cultura» (dal centro studi sulla mobilità urbana ai go-kart elettrici). Questa settimana una giuria sceglierà tra i 100 e più progetti pervenuti. I vincitori avranno vita breve: tra il 2013 e il 2016, tutto o quasi finirà, e via ai lavori per i padiglioni. E i berlinesi, che faranno? «E'importante - dichiarava ieri alla Berliner Morgenpost Sven Lemis, direttore della Bim, la società che gestisce gli immobili del Comune - che il terreno resti accessibile al pubblico». Anche perché il pubblico ci ha preso gusto. E potrebbe decidere di non volersene andare.

da: Corriere della Sera, 18 agosto 2010, p. 19

Berlino, aeroporto di Tempelhof

Lo spazio delle piste di atterraggio dell'aeroporto

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