di Vincenzo Trione
Cronaca di una morte annunciata. Un nuovo capitolo dell'infinita storia dei mali culturali italiani? Miope attacco a uno tra i pochi momenti felici di una città segnata spesso da speranze infrante? Dopo l'Auditorium di Ravello, anche il Madre rischia di chiudere. I fatti, innanzitutto. Il 9 giugno, poco dopo l'insediamento della nuova giunta regionale, viene presentato un report, che esamina le attività del museo d'arte contemporanea di Napoli nel biennio 2007-2009. Un documento che descrive uno straordinario (ma dispendioso) fervore di eventi, tra mostre, spettacoli, proiezioni; e indica strade per un possibile sviluppo, proponendo netti tagli dei costi: una scelta obbligata, in una stagione di austerity.
Intanto, diventano pressanti le emergenze relative all'amministrazione ordinaria e alla programmazione espositiva. Il direttore, Eduardo Cicelyn, il 22 giugno invia al neopresidente della Campania, Stefano Caldoro, una lettera. Precisa che il Madre - di proprietà della Regione Campania - è gestito da una società per azioni, Scabec, che cura struttura e servizi. Inoltre, Cicelyn dice di aver ricevuto il 17 giugno dall'amministratore delegato di Scabec, Giovanna Barni, una comunicazione nella quale si annuncia l'impossibilità di proseguire nelle anticipazioni di spesa per le iniziative del museo. Immediate, le conseguenze. Viene cancellata Il ventre di Napoli, collettiva di giovani artisti (prevista per l'8 luglio): non ci sono risorse per pagare viaggi, ospitalità, allestimento. «Perché questo disastro?» si chiede Cicelyn. Nessuna risposta.
Qualche giorno dopo. La situazione si fa più difficile. Cicelyn scrive nuovamente a Caldoro, riportando una nota dove la Scabec annuncia che «non sarà più in grado neppure di assicurare i pagamenti delle utenze del museo e che pertanto potrebbe verificarsi il distacco delle utenze stesse entro la prima decade del mese di luglio». A rischio non è più una mostra, ma la sopravvivenza stessa del Madre. «Questa indecisione potrebbe portare al sicuro danneggiamento del patrimonio delle nostre opere» afferma Cicelyn. Se si dovesse verificare la sospensione della fornitura di energia in piena estate, infatti, oltre all'impossibilità di garantire l'apertura delle sale al pubblico, si assisterebbe al deperimento per il caldo di quadri, sculture e installazioni, provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private.
Una vicenda tragica e, insieme, grottesca. Stiamo varcando la soglia del comico, ha detto Cicelyn nella conferenza stampa di ieri. La questione è drammatica. E rivela evidenti approssimazioni e responsabilità politiche. Com'è stato possibile arrivare a questo punto? In qualsiasi contesto europeo, scenari analoghi sarebbero impensabili. Pur se con alcuni eccessi e qualche spreco (forse indispensabile in una fase di start-up), siamo dinanzi a una realtà culturale che, in quattro anni, è diventata tra le più vivaci a livello europeo, come attestano i giudizi di autorevoli media internazionali. Dal 2006, qui si sono tenute antologiche di sicura qualità critica (dedicate, tra gli altri, a Kounellis, a Fabro, a Boetti, a Clemente, a West), oltre a esposizioni tematiche stimolanti (come Barock). Si tratta di una realtà che ha raccolto e sviluppato l'eredità del lavoro svolto, sin dagli anni sessanta, da galleristi come Amelio, Rumma, Morra, Trisorio e Caròla, i quali ebbero il coraggio di portare il «nuovo» in una Napoli ancora conservatrice, sopperendo a un vuoto istituzionale.
Sulle orme di queste esperienze, il Madre sembra aver anticipato la moda dei musei d'arte contemporanea sempre più diffusa nel nostro Paese: esemplare il caso di Roma, con il Macro e il Maxxi. Siamo di fronte a un modello, unico nel panorama attuale. Non un cenotafio (per dirla con Jean Clair) né un involucro spettacolare. Ma una cattedrale bianca, disegnata con eleganza da Alvaro Siza, capace di saldare rigore della cornice e qualità delle opere presentate. Un edificio che ospita la collezione permanente, installazioni site specific, mostre temporanee.
Determinante per questa avventura è stato il sostegno dell'ex governatore, Antonio Bassolino. A circa 100 giorni dall'elezione di Caldoro, appare del tutto incerto il destino di questo spazio, diventato anche un significativo presidio sociale, con l'intento di valorizzare una zona piuttosto difficile e popolare del centro di Napoli, sul modello di quanto ha fatto il Macba di Barcellona, alle spalle delle Ramblas. Ma la domanda è più radicale: questo spazio avrà un destino?
Certo, è auspicabile un ridimensionamento della grandeur che ha contraddistinto il biennio 2007-09. Si potrà anche immaginare un turn over, che porti alla sostituzione del direttore: è una consuetudine diffusa un po'ovunque in Europa. Ma la Regione ha un dovere etico: difendere questo museo. Considerarlo non come la «casa di Bassolino», ma come un bene comune, frutto di sforzi economici e di energie intellettuali. Non ridimensionarne le ambizioni, trasformandolo in un contenitore con prospettive localistiche. Né giudicarlo solo come un «peso» improduttivo. Non attutirne lo slancio (è quanto sta avvenendo al Castello di Rivoli e al Mambo di Bologna). Anzi, provare a razionalizzarne orientamenti, spese. Insomma, potenziare ulteriormente questo che è un tassello importante nella valorizzazione dei linguaggi contemporanei. Occorre un indirizzo chiaro: subito. Non vorremmo dare ragione a Lucio Amelio il quale, in una delle sue ultime interviste (del 1993), lamentando l'indifferenza della classe politica partenopea nei confronti della cultura e dell'arte, disse: «Napoli oggi è una città alla deriva, un bateau ivre, una barca senza timone. Una città con un grande cuore, ma senza una testa».
* * *
Il Museo d'arte contemporanea Donnaregina (Madre) di Napoli, nel cuore del centro storico e popolare di Napoli, ha una superficie complessiva di 7.200 metri quadrati (di cui 2.660 destinati alle aree espositive). È stato inaugurato (parzialmente) l'11 giugno 2005, l'apertura completa risale al 2007, gli spazi espositivi sono stati progettati dell'architetto portoghese Alvaro Siza
0 commenti:
Posta un commento