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sabato 9 gennaio 2010

«L' occhio del critico d' arte vale più della scienza». Errori compresi

di Vittorio Sgarbi

L'attribuzione di opere d'arte antica è questione complicata, ed è improprio ridurla all'errore dell'esperto, limitandone il rigore del metodo in favore di un intuito quasi magico. In realtà, il conoscitore d'arte, che procede con gli strumenti prevalentemente sensoriali, dai quali deriva l'«attribuzione», elabora dati di diversa natura, riscontri formali, indizi, elementi storici. Con l'approfondimento dell'osservazione, il suo modo di procedere è assimilabile a quello del detective. Non sempre si individua il colpevole, ma in molti casi le prove sono schiaccianti. Per questo, davanti a incertezze, o a misteri non risolti, è meglio parlare di insufficienza di prove piuttosto che di errori e, per questo, è bene tornare sull'articolo «Troppi errori, scacco all'esperto d'arte», dove si mettono insieme aspetti diversi: falsi, attribuzioni sbagliate, perizie in malafede.
Nello studio della Storia dell'arte, se si intenda come evoluzione della conoscenza, non vi è altro metodo che quello dell'attribuzione, indipendentemente dagli «errori». Vi sono bensì altre discipline, come l'iconologia, ovvero lo studio del contenuto delle immagini, le ricerche stilistiche, le ricerche archivistiche che servono a trovare i riscontri documentari, anche senza confrontarsi direttamente con le opere. E poi ci sono le grandi storie generaliste, descrizioni, riassunti, interpretazioni, come accade anche per la letteratura.
Da questo punto di vista le storie dell'arte, di Argan e di Gombrich, sono come la Storia della letteratura italiana di Sapegno: compendi di ciò che già si sa. Una visione dall'alto. La conoscenza, invece, parte sempre dal basso, e tende ad aggiungere, a integrare il nuovo a quanto già si sa, con continue variazioni che mutano l'insieme del sapere storico, sempre nuovo e sempre mutevole. Come insegna Croce, non esiste una storia della creatività umana; si inseguono, nell'ordine cronologico, le diverse individualità, spesso imprevedibili. Così che l'arte, oltre tramandi e continuità delle botteghe, è storia di individui. Per questo è così importante l'attribuzione, che consente di aggiungere opere nuove alla produzione di un artista del passato, cambiandone la percezione e la fisionomia, e talvolta facendo nascere persone nuove, nascoste nell'anonimato. È un lavoro complesso e difficile, di sostanziale filologia, anche se basato su quelle che possono apparire illuminazioni improvvise; e altro non sono che il punto di arrivo di una conoscenza dinamica, perennemente insoddisfatta. Poi ci sono le debolezze, le fissazioni, i limiti: ma questi ultimi non sarebbero evitabili con un culto astratto della scienza, delle ricerche chimiche e altre diavolerie succedanee della imperfezione dell'occhio, se è vero che per le celebri «pietre» di Modigliani gli esperti garantivano, confortando i critici, che le opere erano state sott'acqua per circa ottant'anni!
Le vicende che Pierluigi Panza mi ha fatto ricordare in quell'articolo, sono in realtà tre esempi di infallibilità attributiva. Il primo non riguarda Fiocco, ma Longhi, che riconobbe il Tramonto di Giorgione, ora alla National Gallery di Londra, ma non lo dichiarò subito, perché le commissioni della Soprintendenza ne consentissero l'esportazione. Come puntualmente avvenne. Poi pubblicò il dipinto in Viatico per cinque secoli di pittura veneziana. L'architetto e studioso Andrea Busiri Vici, per eccesso di occhio, ebbe invece uno spiacevole incidente, che egli stesso ci racconta: individuò da un antiquario la Caccia in valle di Carpaccio, parte superiore delle Cortigiane del Museo Correr di Venezia, pagandola una piccola cifra. Ma fu portato in tribunale dal mercante che glielo aveva venduto; il quale, proclamando la sua ignoranza e inferiorità culturale, ottenne dal giudice una cospicua reintegrazione del prezzo. In entrambi i casi, come nel terzo relativo al Negazione di Pietro di Caravaggio certamente esportato abusivamente, si tratta di conferme della efficacia del metodo per tre capolavori, comunque sia, recuperati grazie all'occhio dell'esperto. Senz'altra conferma, senza documenti. Pura intuizione, frutto di approfondita conoscenza.

da: Corriere della Sera, 8 gennaio 2010, p. 37

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