Pagine

giovedì 2 luglio 2009

Lezione di Fo: quei Giotto sono falsi

di Giuseppina Manin
MILANO - Giotto o non Giotto... Questo è il problema. Dario Fo, amletico giullare e attento studioso di storia dell'arte, pone l'ardita questione: di chi sono realmente gli affreschi della Basilica Superiore di Assisi? «Non di Giotto», risponde sicuro il premio Nobel ribaltando d'un colpo solo tutte le certezze tramandate dai libri di scuola e da miriadi di critici. «Il maestro di Bondone non è l'autore del ciclo delle Storie di San Francesco, ma solo dei dipinti della Basilica Inferiore, della magnifica Cappella della Maddalena», sostiene.
E per dimostrare la sua tesi Fo, a sua volta pittore di talento, porta in scena Giotto. Anzi, Giotto o non Giotto, come dice il titolo della lezione-spettacolo in due serate, giovedì e venerdì al Teatro Bonci di Cesena. «A dire il vero - precisa - questa anteprima avrebbe dovuto tenersi ad Assisi, proprio sul sagrato della Basilica o nel magnifico quadriportico sottostante. L'invito mi era arrivato direttamente dal sindaco di Assisi Claudio Ricci. E anche i frati francescani, con cui intrattengo ottimi rapporti dai tempi de Lo Santo Jullare Francesco, erano d'accordo».
Ma a mettersi di mezzo ecco che arriva, proprio come in un Mistero Buffo, un vescovo. Nel caso monsignor Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi. Saputo dello spettacolo, nega senza appello a Fo quella ribalta per proporre il suo Giotto «eretico». «Certo, il mio nome non è tra quelli con l'aureola... Certo ci sono scomode verità... Ma soprattutto quel divieto è un modo per la Chiesa di riaffermare la sua autorità sui frati. Proprio come ai tempi di Francesco. La storia si ripete».
La sacralità del luogo non c'entra. «Solo qualche settimana fa, in quello stesso spazio, lo stesso vescovo ha dato il benestare per uno spettacolo di varietà, ripreso dalla Rai, con Renato Zero e altri. Ma si sa, le canzonette non spaventano nessuno. Dimostrare pubblicamente che gli affreschi di Giotto non sono di Giotto, invece può infastidire molti». L'opinione in effetti è «scandalosa», ma condivisa, ricorda Fo, da studiosi come Bernard Berenson, Bruno Zanardi, Federico Zeri. «Ciascuno di loro pone seri dubbi sull'attribuzione a Giotto di quel ciclo. A mia volta, proseguendo su quella strada, ho scoperto altri indizi che confermano l'ipotesi».
Pitture di Giotto alla mano, proiettate su due grandi schermi, affiancate ad altri disegni realizzati da Fo a sostegno della sua narrazione, l'attore-autore illustrerà dettagli, confronterà immagini, stili pittorici. «E con l'aiuto dei "patroni", sagome-marionette usate dai pittori dell'epoca come base per gli affreschi, documenterò come quel ciclo su Francesco sia invece riconducibile a tre altri maestri del tempo: Cavallini, Rusuti, Arnolfo da Cambio».
Giotto no. «Giotto lì non c'è». Ci sarà invece, eccome, nelle pitture della Basilica Inferiore. «Dove lui rende omaggio a Maria Maddalena. Una figura che deve averlo colpito molto. Che tornerà in uno dei sublimi dipinti della Cappella degli Scrovegni, dove tra le Storie di Cristo Giotto fa comparire un bambino, rifugiato nelle vesti di un personaggio misterioso, spacciato sempre per un apostolo, in realtà, a ben guardare, proprio Maddalena. Quel bimbo è il figlio suo e di Gesù», azzarda Fo sulle orme di Dan Brown.
Giotto sì. E anche di più, nel secondo spettacolo. «Dove parleremo dei dipinti di Padova, agli Scrovegni, e di quelli di Firenze, in Santa Croce». Proprio nella piazza antistante quella splendida basilica, capolavoro del gotico, lì dove Benigni trionfò con il suo Dante, Fo racconterà il suo Giotto l'8 e il 9 sera. E quindi, il 24 e il 25 luglio, approderà a Perugia, a San Francesco in Campo. E se il giallo di Giotto non convincerà tutti, vale comunque ricordare Berenson: «Lasciamo che gli altri sciolgano il garbuglio. Noi godiamoci la sua irripetibile genialità».

da: Corriere della sera, 30 giugno 2009, p. 39.

Giotto, La cacciata dei mercanti dal tempio. Padova, Cappella Scrovegni

0 commenti:

Posta un commento